Nell’ottantesimo dalla nascita
GIANNI MURA, IL DIRITTO
A ESSERE RICORDATO
di Antonio Capotosto

Gianni Mura
Tante volte abbiamo sentito dire che la distanza tra il campione e l’uomo è quasi incolmabile, una linea di confine pronta a proteggere gli eroi dello sport dalla zona rossa di pregiudizi e detrattori. E’ davvero difficile venerare i vecchi idoli della strada e del rettangolo verde quando il serbatoio delle emozioni si svuota e fai fatica a riempirlo?
Non lo era, secondo Gianni Mura, che nella sua carriera incrociò personaggi forti, deboli, avvicinati e allontanati dalla fortuna. Storie che nel 2013 raccontò nelle pagine di ‘Tanti amori’, scritto in collaborazione con Marco Manzoni ed edito da Feltrinelli. Chi c’è dietro il protagonista che segna un gol spettacolare, che para un rigore, che taglia per primo il traguardo? E se le sue imprese sono state costruite sulla menzogna e il gioco sporco? Per tanti anni inviato al Tour de France, sulle strade francesi Mura scrisse anche di cronaca extra-sportiva, quando i protagonisti diventavano gli uomini in divisa e non quelli in bicicletta. Come spegnere quel congelatore di emozioni che sembra più ostico del Galibier bagnato e innevato? L’…EPU, ovvero l’acronimo di Etica, Passione, Umanità. Perché il doping non è più solo la sostanza illecita somministrata agli atleti; ricordate quando entrò anche nel campo della semantica, con il doping finanziario destinato a lacerare i bilanci delle società per poi costringerle a cedere i pezzi più pregiati? Per Mura e Manzoni questi ingredienti vanno mescolati sin dall’infanzia, quando il divertimento deve essere superiore al risultato. Divertirsi è sinonimo di passione, quella che da bambino ti porta a giocare per strada o sui campetti di terra battuta, che ti illumina la fantasia e che per qualche ora ti fa sentire il giocatore più rappresentativo del pianeta, soprattutto in quegli angoli dove la miseria è più forte del Brasile di Pelé e del Real Madrid di Di Stefano. “Per loro quella maglia è una specie di coperta di linus, un’abitazione di stoffa che li tranquillizza, ma anche una dichiarazione d’amore e di speranza”. Quanti campioni infatti sono cresciuti nella povertà ma che non hanno dimenticato le proprie radici, nelle quali prendevano a calci i palloni fatti di stracci. Anche le loro iniziative benefiche costituiscono il significato di una parola che accompagna tutti gli esseri umani, dai piccoli agli adulti, dai figli della borghesia a quelli della classe operaia, dai fuoriclasse ai gregari. E’ il punto d’incontro tra l’etica e la passione: l’umanità. “Nello sport come nella vita ti devi rialzare: prendi un pugno, vai al tappeto e ti rialzi; oppure cadi e risali sulla bici, prendi un gol e cechi di pareggiarl, o se lo fai cerchi di difenderlo. Lo sport è una cosa molto elementare, forse è per questo che è così popolare che in quasi tutte le lingue del mondo si dice allo stesso modo”.
Se lo sport è la metafora della vita, l’umanità è la sua similitudine.
Tante storie, tanti amori.

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