CHE INCANTO’ PICASSO

Articolo di Alessandra Rutili

Ci sono storie che vale la pena raccontare per ridare valore alla vita di donne e uomini che hanno lasciato, a modo loro, un solco profondo nel mondo. Ognuno ha inciso, tracciando un segno. Nella storia dello sport sono solo i grandi campioni ad essere immortali, molti altri vengono piano piano sostituiti da nuovi eroi. È questo il caso di un’atleta russa, Galina Zybina. La più grande atleta sovietica degli anni ’50.  

Galina nasce a Leningrado, ora San Pietroburgo, nel 1931. Proprio in quell’anno le autorità sovietiche promuovono un programma di sport e cultura al fine di incrementare l’attività motoria e psico fisica del popolo russo affinché fosse pronto a difendere l’U.R.S.S. e a lavorare. Nella capitale culturale sovietica, terra di grandi scacchisti e rivoluzionari, la giovane Galina inizia a praticare sport, capendo sin da subito che la propria attitudine è lanciare. Il suo aspetto fisico però potrebbe trarre in inganno. Alta meno di un 1.70, elegante, flessuosa ed aggraziata sembrerebbe più adatta al balletto classico che non alla pista d’atletica. Ma lei, volitiva e determinata, dimostra, al suo Paese prima e al mondo poi, che la regina del lancio è lei.

Dopo l’oro europeo arriva, nel 1952, anche quello olimpico; l’argento nel 1956 nel getto del peso. Bronzo europeo nel 1950 nel giavellotto e nel 1954 nel disco. Per cinque volte ha battuto il record del mondo. Galina stupisce e ammalia. È lei ad introdurre, oltre settant’anni fa, il lancio con la tecnica rotatoria. È sempre lei a dimostrare che per raggiungere la performance migliore serve lavoro metodico e costante oltre alla ricerca continua della perfezione per sviluppare grande velocità e ottenere ottimi risultati indipendentemente della corporatura. È lei a stupirsi delle lanciatrici di morfotipo tozzo e robusto denunciando anche, ante litteram, l’uso di anabolizzanti. Lei che alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952 si aggiudica la medaglia d’oro nel getto del peso pesando 69 chili. Galina rappresenta l’U.S.S.R. operosa e forte, determinata e vincente. È un vanto per il Partito e un orgoglio per il popolo russo.

Nel 1954 la Komsomol della gioventù comunista decide che farà parte della delegazione scelta per andare in Francia. A partire saranno i migliori giovani accademici, culturali e sportivi di tutta la Russia. Un modo per premiare i meritevoli e per presentare all’Occidente le eccellenze sovietiche. In questo viaggio Galina e gli altri incontreranno gli studenti francesi e visiteranno le più belle città d’Oltralpe. Ed è sempre la bella Galina a distinguersi. Giunta alla città di Vallauris, sul Golfe Juan, la delegazione decide di far visita a Pablo Picasso. Ma Galina non sa chi sia questo artista e preferisce rimanere a riposare anziché conoscere il padre del cubismo.  Convinta che nessuno si sarebbe accorto della sua assenza, si stupisce quando viene a sapere che al “maestro” interessa conosce l’atleta olimpica.

È la giovane atleta, la lanciatrice ad incuriosire Picasso. La vuole vedere. La scruta e la osserva con il suo sguardo rapido e vivace poi fa una richiesta. Le chiede di mostrargli come si lancia il peso, vuole capire, osservare il gesto atletico. A Galina Zybina qualcuno passa un mattone. Lei diligentemente esaudisce il desiderio del pittore. Solleva la gonna alla francese, divarica le gambe e lancia. Oltre il muro di cinta. Picasso applaude, tutti applaudono. Prima di salutare gli ospiti russi l’artista omaggia la ginnasta di un vaso e aggiunge che gli era sembrato di vedere una ballerina. Ecco il segno lasciato da Galina, rendere elegante un gesto atletico. Lei, che era nata nei giorni dell’assedio di Leningrado, cresciuta da un padre soldato, educata al sacrificio e al lavoro. Lei abituata ad accontentarsi del pane e del brodo di rape aveva conquistato tutti. Passano gli anni e per Galina Zybina arriva anche l’amore. Non un collega ma il comandante dell’incrociatore Aurora, la nave che diede inizio alla Rivoluzione del 1917. Ai Giochi olimpici di Roma, nel 1960, partecipa dopo essere diventata mamma. Nel 1965 perde il suo record ritirandosi definitivamente nel 1967. Continuò ad allenare e a dare il proprio contributo all’atletica. A lottare contro l’uso di sostanze dopanti, promuovendo invece l’allenamento costante. Lei detentrice di 13 record personali, con quattro partecipazioni olimpiche se ne va il 10 agosto del 2024. In punta di piedi, a 93 anni, nella notte delle stelle.

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