Ecco perché lo sport va prescritto a chi ha un tumore

(Dal Corriere della sera dell’ 8 marzo 2026, pagina 50, medicina)

Lo conferma un nuovo studio che ha considerato l’ impatto dell’esercizio fisico durante e dopo le terapie.

di Vera Martinella

 Moltissimi studi scientifici, condotti su milioni di individui, hanno dimostrato come praticare regolarmente sport aiuti le persone sane a prevenire diversi disturbi di diversi tipi di neoplasie e quelle già malate di cancro sia a guarire più in fretta sia a diminuire notevolmente il rischio di ricadute: le prove raccolte sono particolarmente rilevanti e convincenti per il carcinoma mammario e per quello del colon, fra i tipi di cancro più diffusi e più studiati.

Un nuovo studio, appena pubblicato sulla rivista scientifica Jama, si è volutamente concentrato su altre sette patologie oncologiche (vescica, rene, cavità orale, polmone, retto, endometrio e ovaio) e aggiunge un tassello mancante alle conoscenze su cancro e attività fisica.

Tre sono le conclusioni principali a cui sono giunti gli scienziati coordinati dall’American Cancer Society.

La prima: l’attività fisica regolare nel tempo libero è stata associata a una riduzione del rischio di morte per tutti e sette i tipi di cancro.

La seconda: l’impatto dell’attività fisica sulla mortalità variava a seconda del tipo di cancro e del livello di attività fisica.

La terza: i pazienti che erano inattivi prima della diagnosi di cancro al polmone o al retto presentavano una significativa riduzione del rischio di mortalità se svolgevano regolarmente attività fisica dopo la diagnosi.

“C’è stato un grande cambio culturale, sostenuto da imponenti evidenze scientifiche – commenta Paolo Tralongo, presidente del Collegio Italiano dei Primari Oncologici Medici Ospedalieri (Cipomo) – Fino agli anni Ottanta alle persone con un tumore, soprattutto durante le terapie, veniva suggerito di riposare e di non fare sport per non stancarsi troppo. Un paradigma che è stato scardinato dalle tantissime ricerche giunte a dimostrare esattamente il contrario: l’attività fisica (intensa, moderata o lieve, in base all’età e alle condizioni del singolo), praticata regolarmente durante e dopo le terapie anticancro migliora gli esiti delle cure, riduce gli effetti collaterali, il tasso di complicanze e la mortalità per tumore”.

Le conclusioni dell’ultima ampia analisi lo confermano: “L’analisi incrociata di sei database (per un totale di 17.141 individui coinvolti) ha rilevato che l’attività fisica può essere utile ai sopravvissuti al cancro, anche se erano inattivi prima della diagnosi, e che è importante che gli operatori sanitari promuovano l’esercizio per la longevità e la salute generale delle persone che convivono con il cancro, durante i trattamenti e anche dopo» sottolinea Carlo Garufi, consigliere Cipomo

 “Anche perché i benefici che se ne possono trarre sono molteplici e vanno oltre il cancro in senso stretto – conclude tra longo Direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa -. Muoversi aiuta anche a combattere la depressione, fatigue o stanchezza cronica, ansia, disturbi del sonno e dell’umore che colpiscono fino al 70% dei pazienti”.

I numeri

 Il 35% degli italiani non pratica alcuna forma di sport o di movimento. Oltre 20 milioni e 600 mila uomini e donne di ogni fascia d’età sono sedentari. Fare regolarmente attività fisica diminuisce fino al 20% l’insorgenza di una neoplasia e riduce il 31% il rischio di morte da cancro.

Le indicazioni

Bisogna adattare lo sforzo al paziente.

Quanta e quale attività fisica andrebbe praticata nello specifico? Le linee guida dell’American Cancer Society nel 2022 hanno cercato di fornire raccomandazioni specifiche, basandosi su dati disponibili derivanti dai tumori diagnosticati più comunemente (seno, colon e prostata). “Una premessa – risponde Carlo Garufi, direttore dell’oncologia medica all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma – : bisogna creare un “piano di fitness” sicuro ed efficace con indicazioni appropriate e personalizzate in relazione alla singola persona, alla sua diagnosi, all’età e allo stato di salute, agli eventuali problemi correlati ai trattamenti eseguiti. In generale, i vari studi danno per i malati oncologici le stesse indicazioni valide per la popolazione sana (quando possibile,  ovviamente: 150 minuti a settimana di attività fisica di intensità moderata (come andare in bicicletta, praticare yoga, golf o tennis) o 75 minuti a settimana di attività fisica intensa e vigorosa (ad esempio correre, allenarsi con i pesi, nuotare, giocare a calcio). Tutto va adattato a ogni individuo, ma è giunto davvero il momento in cui lo sport venga “prescritto” ai nostri pazienti, proprio come una medicina”. Solo per citare degli esempi si va dall’attività aerobica per gestire la stanchezza, agli esercizi per migliorare l’elasticità muscolare; ci sono tecniche per rendere flessibili e armonici i movimenti, esercizi per la postura e l’equilibrio, stretching in piedi e a terra e tecniche di respirazione per tenere sotto controllo lo stress e l’ansia.

Altri benefici

 Aumentano fiducia in se stessi e autostima.

Per avere vantaggi concreti a livello fisico e anche psicologico non è necessario fare maratone e competizioni, bastano anche brevi passeggiate per chi non può affrontare sforzi, oppure semplici esercizi di rilassamento o di yoga che contribuiscono comunque a migliorare le giornate dei malati oncologici. La ragione di questi benefici sta anche nel fatto che l’attività fisica regolare comporta cambiamenti a livello cerebrale, inducendo calma e rilassamento. Le endorfine che vengono rilasciate durante l’esercizio fisico hanno funzione analgesica ed euforizzante e migliorano lo stato dell’umore. Aumenta l’energia corporea e mentale e così accresce la capacità della persona di far fronte agli eventi. L’attività fisica aumenta la fiducia in sè stessi e l’autostima  grazie ai piccoli obiettivi e traguardi che la persona raggiunge giorno dopo giorno. Si ottimizzano anche le funzioni esecutive e la memoria.

NOTA

Degli effetti positivi dello sport sui tumori si parlerà a Roma dal 12 al 13 marzo durante il congresso annuale del CIPOMO, tra parentesi collegio italiano dei primari oncologici medici ospedalieri.

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