Articolo (da aggiornare) a cura di Alberto Capilupi
Propongo questa definizione: La “cultura sportiva” è un aspetto della cultura che non può essere riconosciuto a chi fa sport limitandosi alla sola pratica, perchè necessita di qualche cosa cosa in più: la presa di coscienza e la conoscenza, legate ad obiettivi o a valori che caratterizzano lo sport.
Tale definizione è in linea con questo parere dell’Intelligenza Artificiale:
AI Overview
La cultura sportiva rappresenta l’insieme di valori, etica e conoscenze che superano la semplice pratica fisica, trasformando lo sport in un potente strumento di educazione, integrazione sociale, rispetto delle regole e crescita personale. Essa promuove la disciplina, la sana competizione, il superamento delle differenze e l’inclusione.
Elementi Chiave della Cultura Sportiva:
- Valori Educativi ed Etica: Lo sport insegna la disciplina, la costanza, il sacrificio e la gestione della sconfitta, elementi essenziali per la formazione personale. Rispetto, lealtà e solidarietà sono pilastri fondanti per una società sana.
- Inclusione e Socializzazione: Lo sport è uno strumento per abbattere pregiudizi, stereotipi e discriminazioni, favorendo il dialogo e il coinvolgimento di gruppi emarginati. L’accesso allo sport è riconosciuto come un diritto umano.
- Salute e Benessere: Promuove stili di vita sani, migliorando il benessere fisico e psichico.
- Cultura e Storia: Lo sport è parte integrante della storia, cultura e identità collettiva, con radici profonde che vanno dall’antichità greca e romana ai giorni nostri.
- Professionismo e Sicurezza: La promozione della cultura sportiva implica standard di qualità, sicurezza e correttezza nelle attività praticate.
In sintesi, la cultura sportiva educa alla vita, insegnando che il valore dello sport risiede nei principi educativi e relazionali, non soltanto nel risultato agonistico.
Su questo tema abbiamo intervistato Tiziana Pikler, ideatrice del Festival del libro e della cultura sportiva, ponendole una serie di domande:
Chi ha avuto l’idea di lanciare un “Festival del libro e della cultura sportiva”?
L’idea è nata insieme al presidente del CONI Lombardia Marco Riva. Non a caso la prima iniziativa che ho realizzato a Mantova in veste di Fiduciario è stata la rassegna “A tutto Sport” con il Comune di Mantova nella persona dell’assessora Alessandra Riccadonna, una serie di presentazioni di libri a tematica sportiva, che si sono tenute alla Biblioteca Baratta.
L’iniziativa di questa seconda edizione del Festival è partita da Lei come delegata provinciale CONI di Mantova o dal comitato regionale?
La seconda edizione del Festival, così come la prima, nasce dall’accordo di collaborazione firmato da CONI Lombardia e Provincia di Mantova nel 2023. Fin dal suo esordio l’iniziativa ha ricevuto largo consenso da istituzioni, enti e fondazioni del territorio a cominciare dal Comune di Mantova. Basta leggere chi sono stati i partner della manifestazione. La seconda edizione ha presentato anche un programma di appuntamenti messi a punto da ASST Mantova e ATS Val Padana.
Ha pensato Lei di coinvolgere in questa seconda edizione anche testate giornalistiche di Brescia, Verona e Treviso?
La seconda edizione si è svolta, contemporaneamente, in Lombardia e in Veneto grazie alla collaborazione con il delegato CONI di Verona Stefano Gnesato e il delegato CONI di Treviso Mario Sanson insieme alla sua Fiduciaria, la mia amica Antonella Stelitano. Persone dalle quali c’è solo da imparare. Quindi è stato naturale incrementare la copertura mediatica della manifestazione.
Gli eventi del Festival sono stati pubblicizzati e seguiti anche dalla stampa non mantovana?
Certo. Sia dalla stampa quotidiana sportiva, da Tuttosport al Corriere dello Sport, sia da testate del calibro di Prima Comunicazione.
La concentrazione di tanti eventi in 3-4 giorni ha comportato il rischio di dispersione o ha avuto successo di pubblico?
Scegliendo una data a fine novembre, gli orari nei quali calendarizzare appuntamenti non sono molti. Non credo ci sia un problema di dispersione del pubblico. Piuttosto bisogna lavorare sul valore della cultura dello sport. Ascoltare le esperienze di atleti, confrontarsi con allenatori e dirigenti è un’occasione di formazione e di crescita inestimabile, occasioni uniche. È questo il messaggio, che poi è la mission del Festival, che deve essere percepito e sfruttato.
L’allargamento del CONI alla cultura sportiva è un’iniziativa di Mantova e della Lombardia o fa parte di direttive nazionali?
La cultura sportiva fa da sempre parte del CONI, in ogni sua declinazione territoriale. Non parlerei di allargamento ma di valorizzazione.
Dato che nel campo della cultura sportiva esistono da molti anni appuntamenti tradizionali in altre località – in particolare a Trento e a Sarnico -, ha intenzione di proporre una sorta di coordinamento programmatico per evitare il rischio di focalizzare l’attenzione sugli stessi temi?
Si tratta di iniziative differenti con obiettivi diversi con budget non paragonabili. Parlare di sport, in qualunque sua forma, non è mai abbastanza.
Poichè in Italia c’è tendenza a tenere separati lo sport e la cultura – tranne rare eccezioni -, come pensa che si possa rafforzare ulteriormente il ponte tra questi due importanti interessi?
Lo sport è cultura. I valori olimpici dovrebbero essere principi guida nella vita quotidiana di tutti noi, sportivi e non.
Secondo Lei sarebbe auspicabile un approfondimento culturale sulla differenza tra “fare dello sport“ e “come farlo”, in particolare nella scuola e all’università?
I giovani rappresentano il nostro presente e il nostro futuro. È fondamentale saperli coinvolgere nel modo giusto e con il linguaggio a loro più congeniale.
In base alla Sua esperienza, come giudica il mondo del Panathlon, che predica i valori del fair play e del rispetto?
Il Panathlon è un’associazione benemerita del CONI con una mission importante, come anche le altre benemerite, ognuna per il proprio ambito. Personalmente ammiro molto l’attività svolta dal Panathlon Milano guidato dal mio amico Filippo Grassia. Da qualche mese il segretario generale è un altro grande amico del Festival come Maurizio Novellini. La differenza, come sempre accade, la fanno le persone. Fabio Gerevini mi ha promesso il patrocinio del Panathlon International per la terza edizione del Festival del Libro e della Cultura sportiva.
Lei ha un ruolo personale questi Giochi?
No. Però ho avuto l’opportunità, per la prima volta nella mia vita, di fare il Tedoforo. Un’emozione indescrivibile che mi porterò dentro tutta la vita e per la quale devo dire grazie al presidente del CONI Lombardia Marco Riva.
Che rapporto c’è e ci sarà tra il Suo ruolo a Mantova e le Sue relazioni di alto livello?
Le relazioni sono importanti a ogni livello. Il mio impegno come delegato CONI Mantova è un ruolo di servizio e al servizio del territorio, delle società sportive, degli atleti e dei referenti territoriali, siano essi appartenenti a federazioni, discipline associate, enti di promozione e associazioni benemerite, in sinergia con le istituzioni del mantovano, Comuni e Provincia in primis. Con una luce guida: il rispetto dell’istituzione CONI e dei valori olimpici.
L’intervista è stata pubblicata nella rivista on line del Panathlon Distretto Italia:
https://www.panathlondistrettoitalia.it/2026/02/intervista-a-tiziana-pikler-delegata-coni-mantova/
L’intervista offre lo spunto per alcune osserazioni critiche. A mio parere si potrebbe aprire una discussione sui seguenti temi (da inserire come aggiornamento di questo articolo):
In riferimemto al coinvolgimento di testate giornalistiche: in realtà, oltre ai quotidiani di Mantova sono stati coinvolti quelli di Verona, di Brescia e di Treviso?
Il rischio di dispersione non è forse legato alla concentrazione negli stessi giorni di numerosi eventi invece diluibili, in quanto rivolti ad un pubblico locale?
Il successo di pubblico c’è stato solo per alcuni eventi chensiono svolti a Mantova: perchè?
Un coordinamento con iniziative similari non è stato programmato perchè a Trento e a Sarnico è necessaria la concentrazione degli eventi, in quanto rivolti ad un pubblico in buona parte esterno: non è così?
In riferimento al ponte tra sport e cultura, è proprio vero che “lo sport è cultura”?
E’ necessario un approfondimento culturale sulla differenza tra “fare dello sport“ e “come farlo”, in particolare nella scuola e all’università?
A proposito della promessa di patrocinio del Panathlon International per la terza edizione del Festival del Libro e della Cultura sportiva, che dire della recente esperienza di “Relazione EXPO” a Verona?
In relazione all’esperienza del Tedoforo in questi Giochi Invernali, perchè tanti tedofori privi di meriti sportivi?
Come giudicare l’abbinamento di Milano a Cortina per queste Olimpiadi Invernali?
Riporto anche un precedente articolo fatto da me su Tiziana Pikler:
https://www.panathlondistrettoitalia.it/2025/12/celebrata-a-mantova-la-fiamma-olimpica-dei-giochi-
Adalberto Scemma ha dato il proprio contributo alla discussione limitandosi a porre l’attenzione sul tema principale:
“Apprezzo l’idea di aprire un dibattito sul rapporto tra sport e cultura ma parto dal presupposto che si tratti di due realtà ben distinte: lo sport, inteso in senso specifico, è essenzialmente espressione agonistica, tende cioè a un confronto che utilizzi ogni mezzo eticamente lecito, stabilito dalle varie discipline. La cultura, nell’accezione primaria del termine, inerisce alla conoscenza della realtà che ci circonda, una realtà che non può non tenere conto (va da sé) di ogni aspetto riguardante lo sport, oggi parte integrante della società ben al di là delle sue espressioni agonistiche. La cultura può dunque intervenire ad amplissimo raggio attraverso analisi approfondite che riguardino la scienza, la comunicazione, l’etica, le connessioni di carattere sociale, tutte realtà da considerare in ogni caso (paradossalmente) come “aspetti collaterali” dell’evento sportivo, riferito in maniera univoca al confronto agonistico“.

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