“Lo scudetto degli acchiappanuvole”
11 giugno 2026
PILLONI RINNOVA A VALEGGIO LE EMOZIONI DELL’HELLAS
Sul palcoscenico del Teatro Smeraldo è andata in scena la pièce dell’attore bolognese nel quadro degli eventi per il “diritto alla memoria” programmati dal Panathlon- Ad Antonio Di Gennaro il Premio Fair Play Gianni Brera alla carriera.
Articolo di Adalberto Scemma
«È cominciata così la marcia degli acchiappanuvole. È cominciata con il sorriso di Briegel a tracolla e con il ricciolo di Maradona nel taschino, Dieguito preso in mezzo nel valzer dei “ballanacchere” e dei maghi esorcisti. Dico dei 16 settembre e di Verona-Napoli. Sfilo dalla memoria l’angolo (37 gradi in direzione sud-ovest, la testa di Briegel e le mani di Castellini sulla tangente) e ricordo bene il suono, quel coro-bomba sparato alto senza il peso di una nota, l’allegria della porta accanto, la virgola di uno scudetto in corsa, l’invenzione quasi vera di un sogno che va in gol».

Con queste parole, un incipit surreale tratto dai testi originali de “L’Arena”, Alessandro Pilloni ha dato il via al racconto festoso dello scudetto ormai leggendario dell’Hellas Verona. Lo ha fatto al Teatro Smeraldo di Valeggio attualizzando con sensibilità e maestria un’impresa che non è soltanto “storia d’altri tempi”: è molto di più. Sono passati 41 anni da quello che Pilloni chiama “lo scudetto degli acchiappanuvole” ma il tema del diritto alla memoria (rilanciato dal Panathlon Gianni Brera-Università di Verona insieme con i club gemelli Panathlon Verona 1954, Panathlon Mantova Tazio Nuvolari e Learco Guerra e Panathlon del Garda e con la collaborazione del Panathlon Pavia, del Panathlon Milano e del Panathlon Parma) ha dato corpo e sostanza all’intuizione che Domenico Volpati aveva esplicitato, con vigore sciamanico, nello spogliatoio di Bergamo: “Ci renderemo conto tra quarant’anni di ciò che abbiamo fatto”.
Così è stato. L’onda lunga delle celebrazioni per il quarantesimo dello scudetto, quella che ha condotto l’anno scorso gli “acchiappanuvole” di Bagnoli in giro per l’Italia (dalla Biblioteca Capitolare di Verona alla Sala della Lupa di Montecitorio, dal Salone del Libro di Torino ai Festival di Sarnico e di Trento) prosegue attraverso sentieri che s’intersecano e che porteranno Alessandro Pilloni a mettere in scena, adattando testi di Giulio Giusti e miei, le magie di Elkjaer e Briegel, le volate in libertà di Fanna e i guizzi di Galderisi, il calcio-fosforo di Tricella e Volpati, il ticchettio in punta di bulloni di Bruni, la foga razzente di Sacchetti, Ferroni e Marangon, i frangiflutti di Fontolan e i voli sderenati di Garellik, ben oltre le acrobazie del Gabbiano Jonathan. Con dedica speciale a chi ha guidato la marcia dalla panchina (Osvaldo Bagnoli, Ciccio Mascetti, Toni Lonardi) o dalla scrivania (Tino Guidotti, Nando Chiampan, Liliano Rangogni). Tutta qui la gerarchia del sogno: sei personaggi in tutto, la metà dello staff che i maghi alchemici odierni, da Spalletti a Mancini. si portano dietro oggi in un turbinio di parole al vento e di banconote in cassaforte.
Bolognese di nascita ma sardo nell’anima, maturità classica e laurea in giurisprudenza, Alessandro Pilloni si è poi diplomato all’ Accademia d’Arte Drammatica dell’Antoniano di Bologna e si è messo in luce interpretando classici greci, commedie e tragedie di Shakespeare, tra cui Amleto, Romeo e Giulietta, Molto rumore per nulla e Otello e costruendosi una carriera molto articolata con squarci di passione nell’ambito sportivo. È stato tra i primissimi a intuire quanto i personaggi e le vicende dello sport si prestino a essere trasferiti in teatro attraverso una chiave spartana che predilige l’essenza della storia allo sfarzo scenico: un monologo sapiente, con l’inserimento di musiche, video e immagini basta da solo a calamitare l’attenzione del pubblico e a creare quel filo elettrico che si chiama sintonia. Così è stato con “La pugna e la pipa”, la pièce dedicata a Enzo Bearzot e alla vittoria dell’Italia nel Mundial di Spagna, e così è stato con “Il filosofo in panca”, la storia di Manlio Scopigno e dello scudetto del Cagliari e di Gigi Riva “Rombo di tuono”.
La medesima onda emotiva ha suggerito ad Alessandro Pilloni di portare in teatro, raccogliendo l’assist del Panathlon, la favola calcistica degli “acchiappanuvole” e l’anteprima nazionale proposta al Teatro Smeraldo ha consentito di far rivivere emozioni mai finite in archivio, come hanno testimoniato in apertura Alessandra Rutili, splendida moderatrice e presidente del Panathlon Verona 1954, e Saturno Brioschi, curatore e organizzatore dell’evento e come ha ribadito Sergio “Chicco” Guidotti, figlio dell’indimenticabile Tino, oggi presidente dell’Associazione “Ex-calciatori Hellas Verona”, impegnata da tempo con ampio merito in eventi benefici e solidali. Subito dopo l’overture ci sono stati momenti di commozioni quando sono stati proiettati sul maxischermo gli interventi di Roberto Tricella, Domenico Volpati, Nanu Galderisi, Piero Fanna, Gigi Sacchetti e d Emanuel Fatello, lo scrittore autore di un libro edito da In Contropiede ora in uscita su Garellik. Poi il video di Antonio Di gennaro, impegnato a Mediaset e impossibilitato a intervenire
Sono state emozioni in diretta quelle che Pilloni ha regalato al pubblico del Teatro Smeraldo, emozioni sintetizzabili in quattro parole. La prima vale per tutti noi, è il Ricordo (“recor” ripassare dalla parte del cuore). Il ricordo dei tanti fotogrammi che abbiamo, tutti noi, ancora incollati alle sinapsi: pensiamo a Garella e al volo di San Siro per dirottare sul palo il colpo di testa di Hateley, pensiamo a Elkjaer e al gol senza scarpa segnato alla Juve, o agli stivali delle sette leghe di Fanna.
La seconda parola è Nostalgia, da “nostos”, ricordo”, e “algos”, dolore, il dolore per qualcosa che non c’è più, Ma siamo sicuri che sia proprio così? Lo sciamano Volpati aveva già previsto tutto nello spogliatoio di Bergamo. Il tempo ci ha fatto capire a Valeggio, ancora una volta, il significato di quell’impresa rimasta attuale sul filo dell’eterno ritorno.
La terza parola non può essere che la “Saudade”, intraducibile persino per i portoghesi e i brasiliani. Potrebbe essere, come concetto, la presenza dell’assenza. Ed è per questo che dopo 41 anni ci troviamo ancora qui a raccontare non la leggenda dell’Hellas, la leggenda è statica, è ferma nel tempo. Noi raccontiamo invece il mito dell’Hellas, e il mito continua a vivere, si trasforma, si alimenta, si ingigantisce, si fa di fiamma, attraverso il “diritto alla memoria”.
La quarta e ultima parola non ha bisogno di commento perché è una parola di tre sillabe che custodiamo qui ripassando, con il ricordo, dalla parte del cuore: Ba-gno-li, non serve dire di più.
Dobbiamo trovare il modo di far proseguire nel tempo questa favola. In che modo? Raccontandola ai bambini proprio come fosse una favola. La favola di Preben Cenerentolo che segna un gol senza una scarpa, la favola di Garellik che trasforma gli alluci nella prosecuzione dei pollici, la favola dei puffi al tritolo o di Nanu Pollicino che invece di seminare sassolini semina gol.


IL PREMIO FAIR PLAY GIANNI BRERA A DI GENNARO

Antonio Di Gennaro
In questo video le testimonianze di Bruni, Di Gennaro, Fanna, Galderisi, Sacchetti, Tricella e Volpati
Non poteva mancare Garella (detto “Garellik”), presente all’evento attraverso lo scrittore Emanuel Fratello
Nel corso della serata valeggiana è stato assegnato ad Antonio Di Gennaro (assente a Valeggio perché impegnato in Mediaset per l’inaugurazione del Mondiale) il Premio Fair Play Gianni Brera 2026 del Panathlon “alla carriera”, doppia nel suo caso: come calciatore prima (Brera ha speso per lui l’”azzardo Schiaffino”) e come esemplare commentatore televisivo poi. Il “Dige” ha inviato un video di saluto dicendosi orgoglioso di un premio intitolato al nome del leggendariuo “Arcimatto”. A riceverlo da Alessandra Rutili per il Panathlon Verona 1954, da Maria Cavallini per il “Panathlon Gianni Brera-Università di Verona e da Daniele Pagliari per il Panathlon Mantova Tazio Nuvolari e Learco Guerra è stato Sergio Guidotti. Il Premio verrà poi consegnato tangibilmente a Di Gennaro il 21 settembre alla Biblioteca Gianni Mura di Milano nel prossimo evento del Panathlon dedicato al “diritto alla memoria”.



La consegna del Premio Fair Play Gianni Brera. Per Di Gennaro ha ritirato Sergio Guidotti. Con lui Alessandra Rutili, Maria Cavallini, Saturno Brioschi e Daniele Pagliari.

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